Vetrarbreytin

La genesi di Vetrarbreytin

La genesi di Vetrarbreytin

Scritto da: Alessio Iervolino

Scrivere qualcosa sul proprio romanzo è sempre molto difficile, qualcuno direbbe anche più difficile di scrivere il romanzo stesso, ed è proprio per questo che ho impiegato così tanto tempo a scrivere questo piccolo articolo. Vetrarbreytin è il mio primo esperimento letterario, e prende il nome dal modo in cui nelle Isole Fær Øer viene chiamata la Via Lattea. Per gli abitanti del remoto arcipelago del Nord, infatti, la galassia che abitiamo ha un nome diverso, perché le radici del nome non affondano nel mito greco, ma nella cultura nordica stessa, ed è così che per loro, lo spazio è La Via dell’Inverno in quanto proprio durante questa stagione, la finestra verso l’infinità dello spazio è quasi perennemente aperta, e la mente può quindi osservare e vagare attraverso la vastità che ci circonda.
Tornando al romanzo, dunque, l’inverno è un tema molto importante all’interno di esso, soprattutto perché questo, come molto altro all’interno del libro, non è visibile. È infatti inverno dentro i pensieri e la vita dei personaggi stessi, è inverno nell’alienazione dei rapporti umani, e la vita stessa è coperta da una distesa di neve che nasconde tutto, una distesa che isola e che fa sì che i personaggi si rintanino dentro i propri pensieri, alimentando ancora di più il fuoco delle paure peggiori che popolano la nostra mente, e che la quotidianità ci aiuta a nascondere.
Nella descrizione di Vetrarbreytin mi piace affermare che con la mia scrittura abbia ripreso in parte una tecnica letteraria poco conosciuta in Italia, ovvero la fragmentation tipica di T.S Eliot, che allo stesso tempo per me è speranza e illusione, una speranza di poter raccogliere i frammenti della cultura del mondo e rimetterli insieme, pezzo dopo pezzo, cercando un disegno che possa unirli tutti e illudendomi che ciò possa accadere. Così, con la stessa forza del verso A penny for the Old Guy di T.S. Eliot, frammenti del lontano Nord, fantasia e realtà giocano a un gioco di citazioni, rincorrendosi senza mai unirsi del tutto.
Ecco, alla base di Vetrarbreytin c’è una frammentazione, che può essere della scrittura stessa, dei pensieri e dell’azione, un frammento che lotta per trovare l’insieme, per ritornare unico e magari più forte di prima, ma un frammento, proprio nel suo significato più intrinseco, esiste a seguito di una distruzione, parziale o totale, che difficilmente può essere sanata.